Come evitare di prendere una sanzione perchè la carta non canta

Ogni giorno mentre giro dai miei clienti mi trovo a dover sottolineare di frequente l’uso scorretto della carta che comprano per la stampa degli scontrini fiscali.

Infatti tendono a fidarsi di cartolibrerie e altre rivendite per gli rotoli_in_carta_termica_62_mm_x_30_m_x_12_mm_55_g.6669d7b196e242f099a1b1d1f95455a5acquisti della carta per il registratore di cassa con possibili gravi conseguenze sulla loro attività.

E scommetto che anche se nessuno fino ad oggi te lo ha fatto mai notare tu ne fai parte.

La carta termica appunto è un particolare tipo di carta di uso comune anche se, pochi ne conoscono l’effettiva composizione e quelle che sono tutte le caratteristiche.

Questa carta è quella che solitamente viene utilizzata per la stampa dei tuoi scontrini fiscali.

Come funziona la carta termica

La caratteristica di questo tipo di carta è sostanzialmente la sua composizione chimica.

Infatti, già dal nome puoi capire quella che è la sua prerogativa: avere necessariamente bisogno di una fonte di calore per “attivarsi”.

Questa carta, che presenta un lato semilucido, è coperta da un’emulsione composta da un colorante e dallo specifico reattivo.

Quando la carta va in stampa, la testina della stampante, surriscaldandosi e sfiorando il foglio, attiva la reazione tra il colorante e il reattivo generando l’immagine sulla carta.

Così come il calore attiva la reazione che ne determina la colorazione 100001del foglio, allo stesso modo ne causa lo scolorimento e la perdita dell’immagine.

Infatti, se esposta per un po’ di tempo a una fonte di calore (fiamma o luce solare ad esempio) o agenti chimici come acetati, la carta tende a far scomparire il colore ritornando bianca.

Ecco perché è sconsigliato conservare gli scontrini nelle buste come quelle in figura

Quando viene utilizzata

Come già detto la carta termica più diffusa è quella che troviamo nei bar, nei negozi o nei ristoranti quando ci rilasciano lo scontrino fiscale.

Tuttavia, proprio per la sua caratteristica di essere composta da materiali chimici non è riciclabile e per questo non deve essere gettata insieme agli altri materiali cartacei. Il rischio è quello di compromettere la fase di riciclo della carta.

Nuove certificazioni per la carta termica

Da Agosto 2013 sono stati introdotti sul mercato rotoli di carta termica idonei alle nuove certificazioni introdotte a inizio 2012 dall’Agenzia delle Entrate che ha modificato le certificazioni tecniche necessarie per la vendita dei rotoli in carta termica omologati per registratori di cassa.

Con il nuovo provvedimento vengono introdotte delle semplici norme procedurali da seguire per l’omologazione della carta termosensibile, tutte in linea con le attuali tecnologie nel settore cartiero.

Inoltre, nel provvedimento sono stabilite le nuove caratteristiche fisico-meccaniche e quelle della patina termosensibile della carta.ROTOLO-TERMICO-OMOLOGATO-80mm-x-80mt-x-12h-extra-big-237-370

È stato poi introdotto l’obbligo per te di verificare, prima dell’utilizzo, che sul retro della carta siano riportate tutte le caratteristiche che ne permettono l’identificazione.

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E quali sono queste caratteristiche visto che ho l’obbligo di controllare?

  1. sul retro, ad una distanza massima di 5 cm l’una dall’altra e per tutta la lunghezza del rotolo, dovrà esserci stampato il marchio d’impresa (sigla) con gli estremi (numero e data) dell’omologa rilasciata dall’ente certificatore della Ditta produttrice della carta, il codice identificativo della carta stessa.
  1. sul retro del rotolo, longitudinalmente per tutta la lunghezza del rotolo, dovranno essere stampati gli estremi della certificazione di conformità e la sua data di validità che è di 5 anni. Dunque il periodo di validità della carta termica, dalla data di certificazione di conformità, è anch’esso di 5 anni.

Ti specifico inoltre che gli estremi della certificazione e la data di scadenza devono essere specificati secondo il seguente formato:

  • acronimo (max 5 caratteri) dell’Istituto certificatore;
  • numero del certificato seguito dall’anno di emissione;
  • data di scadenza (mm/aa) preceduta dalla sigla « Scadenza omologa»;
  • Revisioni.

rotoli-termici-bilanciaCapisci che non devi usare rotoli con scritto sul retro in rosso NON VALE COME SCONTRINO FISCALE oppure bianche che non presentano alcuna scritta?

Sei passibile di multa!

Vuoi regalare soldi allo stato?

Continua a usare rotoli non conformi sul tuo registratore di cassa allora.

Questi ultimi rotoli appena descritti vanno bene sui POS della banca oppure nelle calcolatrici termiche ma non nel tuo misuratore fiscale.

Stai tranquillo, non ti dovrai preoccupare di controllare tu stesso quello che ti ho appena scritto sopra perché siamo noi i primi a vigilare sui rotoli che ti forniamo personalmente affinché abbiano tutte le carte in regola con le leggi in vigore!

Ok?!

Mentre, riguardo agli obblighi di conservazione dei rotoli di carta termosensibile, l’Agenzia delle Entrate ha modificato la parte II dell’allegato E del D.M. 23 marzo 1983, stabilendo che tu, in quanto utilizzatore del misuratore fiscale sei tenuti al rispetto delle seguenti norme di conservazione:

  • devi conservare i rotoli contenenti i dati fiscalmente rilevanti in un contenitore opaco, di materiale che non danneggi la carta, in particolare diverso da Polivinilcloruro (PVC), all’interno del quale la temperatura non deve essere superiore a 35° C e l’umidità relativa deve essere inferiore all’80%.
  • Devi conservare copia della relativa documentazione di acquisto della carta.

Dove trovo il contenitore opaco per la conservazione dei dati fiscalmente rilevanti, cioè le chiusure fiscali o azzeramenti fiscali che esegui ogni sera sul tuo registratore di cassa?

In un qualsiasi negozio di articoli da ufficio oppure te lo possiamo fornire anche noi.

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4 pensieri su “Come evitare di prendere una sanzione perchè la carta non canta

    1. l’omologa della carta termica, a partire dal 2012, ha assunto connotati completamente differenti per cercare di ovviare una volta per tutte a queste discussioni.

      Dal rinnovo annuale delle omologhe siamo passati a quello quinquennale: prima producevo un rotolo nel 2017 e dicevo che QUEL ROTOLO si poteva usare fino al 2022. Poi iniziava il periodo di leggibilità della stampa termica.

      Tecnicamente (sappiamo che non è così viste le elevate rotazioni) avrei potuto avere in casa della carta da 10 anni e stampare una omologa che permetteva l’uso di quella carta per altri 5 anni, senza una vera garanzia di leggibilità anche in corrette condizioni di conservazione.

      Adesso: produco un rotolo nel novembre 2017 e L’OMOLOGA DEL PRODUTTORE scade nel novembre 2022. Automaticamente, dal dicembre 2022 quel rotolo NON E’ PIU’ UTILIZZABILE.

      Qui non si dà più adito ad alcuna interpretazione: il rotolo in scadenza non andrebbe più usato.

      MA (esatto, ci sono dei ma…):

      La carta con cui è stato prodotto il rotolo non è stata tutta prodotta nel 2017, quindi a inizio 2022 io sto ancora stampando la scadenza Novembre 2022 e sono a posto con la legge. Si tratta però di carta prodotta tra fine 2021 e inizio 2022 dalla mia cartiera fornitrice, quindi ha sicuramente almeno 5/7 anni di vita/archiviabilità davanti a se. Pertanto perché non usarlo?
      Dal momento in cui stampo lo scontrino, questo ha (dovrebbe avere) 7 anni di vita (come da scheda tecnica della cartiera e in corrette condizioni di conservazione) o gli devo detrarre un numero di anni in base alla scadenza dell’omologa?
      Tecnicamente non sussiste un problema di “scadenza” del rotolo o della carta: questa funziona e l’immagine conservata correttamente si legge anche dopo un tempo ragionevole di totale inutilizzo della materia prima (pochi anni). Sta alla deontologia delle aziende fare il resto.

      Per questo motivo si è stabilito che alla scadenza dell’omologa il rotolo non vada più utilizzato.

    1. Si ritiene che, in caso di verifica, gli organi di controllo possano contestare la violazione degli obblighi relativi alla contabilità, prevista dall’art. 9, comma 1 del D.Lgs. n. 471/97, il quale stabilisce che:
      “Chi non tiene o non conserva secondo le prescrizioni le scritture contabili, i documenti e i registri previsti dalle leggi in materia di imposte dirette e di imposta sul valore aggiunto ovvero i libri, i documenti e i registri, la tenuta e la conservazione dei quali è imposta da altre disposizioni della legge tributaria, è punito con la sanzione amministrativa da euro 1.000 a euro 8.000.”
      Si ritiene inoltre che, in relazione alle circostanze del caso concreto, possa esse applicato anche il comma 3 del medesimo articolo, il quale stabilisce che:
      “La sanzione può essere ridotta fino alla metà del minimo qualora le irregolarità rilevate nei libri e nei registri o i documenti mancanti siano di scarsa rilevanza, sempre ché non ne sia derivato ostacolo all’accertamento delle imposte dovute.”

      In caso di contestazione da parte degli Organi di controllo, l’Agenzia delle entrate emetterebbe un Atto di accertamento che conterrebbe, dopo l’indicazione della sanzione, che è applicata di solito nella misura minima, l’invito a definire la controversia con il pagamento, entro 60 giorni dalla notifica, di un importo pari ad un terzo della sanzione inflitta (quindi, in caso di non applicazione dell’art. 9, c. 3, pari a 1.000/3 = 333 euro, ovvero pari a 500/3 = 166 euro, in caso di applicazione della riduzione).
      A tale scopo potrebbe tornare utile la predisposizione in fotocopia degli scontrini di chiusura giornaliera emessi su carta non omologata.
      La fotocopia consentirebbe la conservazione e la leggibilità dei documenti nel tempo, dimostrando che il comportamento del contribuente è conforme alla diligenza del buon imprenditore e assicura comunque il raggiungimento delle finalità perseguite dalla disposizione violata.

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